LA PRIMA GUIDA PER CHI FA I GIARDINI

03. Il tuo nuovo cantiere

Il tuo primo sopralluogo

È arrivato il momento del tuo sopralluogo in cantiere.  Approfitta dello spostamento fino a Salsomaggiore per osservare bene la natura dei dintorni e il suo continuo mutare nel giro di pochi chilometri: è piacevole, ma, soprattutto, ti servirà quando sceglierai il verde.

Ti sarà più facile capire che cosa fa fatica a crescere, che cosa cresce bene e quali elementi della natura rendono unico quello specifico territorio.
Questa curiosità potrà anche regalarti sorprese.  

Una sorpresa per te

Eccola, la sorpresa: arrivato a Salsomaggiore vedi un parco cittadino che non è il tuo cantiere. Sul suo confine con la strada noti la presenza di un filare di Celtis Australis giovani che avranno circa una decina di anni. Questa è un’ulteriore conferma che potrai farne buon uso anche nel tuo lavoro e che le piante si sono ben adattate in questo clima. E, quindi, che il tuo passeggiare curioso per Barcellona ha dato ottimi risultati!

Che cosa è la varietà? Una volta deciso per il Celtis australis, hai bisogno di andare oltre, cercandone una varietà che faccia al caso tuo. Prima di procedere nella scelta, vediamo che cosa si intende per varietà. La varietà raggruppa individui della stessa specie che presentano una variabilità data da fattori ambientali o genetici. La varietà, quindi, si trova spontanea in natura, solitamente in alcune zone geografiche specifiche.

Tornando al Celtis australis, potresti decidere che faccia al caso tuo la varietà eriocarpa.

L’eriocarpa potrà avere caratteristiche molto differenti dalla pianta in specie. Caratteristiche che dovrai ovviamente conoscere.

Non dimenticare di aggiungere la varietà quando scrivi il nome di qualsiasi pianta. Nel caso, ovviamente, che la pianta sia in varietà.

Anche la varietà si assoggetta alle regole della nomenclatura botanica e si scrive, quindi, in corsivo minuscolo, dopo genere e specie.

Esiste anche un metodo di scrittura più articolato e spesso in uso, soprattutto nei libri. Come vedi, si può trovare scritto Celtis australis var. eriocarpa. Il var. sarà sempre puntato, minuscolo e mai in corsivo. Quale scegliere? La scelta è tua, non ci sono particolari differenze.

Un po’ di coerenza

Ora sei in grado di scegliere, oltre al Celtis, anche arbusti di medie dimensioni sempre a bassa manutenzione, rispettando:

– la coerenza botanica
vale a dire l’uso di piante che ben si adattano agli stessi fattori climatici, agli stessi fattori geografici e al terreno,

– la coerenza di linguaggio
dovrai fare in modo che le piante che hai scelto si compongano bene tra loro e con tutto il resto, compreso il costruito intorno.
Dovrai, quindi, fare attenzione a maneggiare volumi e spazi.

Quando un giardino è ben fatto?

Se c’è vera coerenza botanica, allora sarà molto facile raggiungere una coerenza di linguaggio e viceversa.
Per arrivare a questo abbiamo bisogno di consapevolezza di quello che stiamo facendo e dove ci troviamo a farlo.

Così avremo solo giardini ben fatti, per cui la coerenza botanica verrà da sé, così come il linguaggio botanico, in un perpetuo circolo virtuoso.

Si fa presto a dire Buddleja

Arrivati fino a qui, scegliere arbusti coerenti con il resto sarà un gioco da ragazzi.

L’ideale sarebbe che questi arbusti avessero un aspetto poco ornamentale, piuttosto rustico, e un’aria spontanea, quasi come fossero sempre stati lì dove hai pensato di metterli.

Dopo aver sfogliato libri e guardato alcuni siti, pensi che la Buddleja potrebbe essere un arbusto che fa al caso tuo.

Sì, ma quale Buddleja?

Di quale altezza?

Di quale colore?

È adatta al clima?

È adatta al luogo?

Che cosa è la cultivar?

Abbiamo visto fino ad ora genere, specie e varietà. Adesso è il momento di parlare di cultivar, cosa che ti permette di entrare nel grande mondo della produzione e del commercio di piante.

Le cultivar sono varietà coltivate che non esistono in natura e che di solito sono ottenute da innesto e da talea.

Spesso succede che vengano chiamate varietà piante che, invece, sono cultivar. È sbagliato.
Le varietà, lo abbiamo già visto, sono presenti in natura, le cultivar, invece, si ottengono con l’intervento dell’uomo sulla natura.

La parola cultivar deriva dall’inglese cultivated variety che a sua volta deriva dal latino. Questo nome è stato creato nel 1952 ed è regolamentato, come tutti gli altri di cui abbiamo parlato fino ad ora, dall’ ICBN, cioè dal Codice internazionale di nomenclatura botanica. 

In commercio troviamo tantissime cultivar, il che ti dà la possibilità di fare una scelta molto precisa (ma anche di confonderti, fai attenzione!).

Vediamo, prima di tutto, la nomenclatura corretta.
Prendiamo una cultivar specifica di Buddleja davidii, la Adonis blue.

La cultivar si indica tra virgolette singole e mai in corsivo, con la prima lettera maiuscola.

Le cultivar ottenute dopo il 1959 non possono avere nomi latini. Questa informazione può esserti utile quando recuperi un vecchio giardino o addirittura un giardino storico. Puoi, infatti, agire secondo un metodo filologico e valutare se introdurre o meno piante create prima o dopo il 1959.

Eccola qui la tua Buddleja davidii ‘Adonis blue’. Dicevamo che le cultivar sono tra loro molto diverse, così come vogliono le regole del commercio.

Leggi qui a lato le sue caratteristiche e le sue dimensioni massime. Capisci bene che, senza conoscerle, non riusciresti a valutare se è adatta al parco, se ben si accosta al Celtis e quanto spazio occuperà nel suo massimo sviluppo.

Vediamo, per fare un esempio, un’altra cultivar di Buddleja e le sue caratteristiche. 

Il bel rosa saturo di questa Buddleja davidii ‘Pink spread’ ci fa capire che, pur essendo una Buddleja, ha poco in comune con la ‘Adonis blue’.

Certo, la forma del fiore e la forma della pianta nel suo complesso la rendono una Buddleja a tutti gli effetti, ma con sue specifiche caratteristiche.

Che cosa è l’ibrido?

Una volta scelto il Celtis australis eriocarpa e le Buddleje in varietà, ora puoi aggiungere altri arbusti che seguano gli stessi criteri di coerenza progettuale e di linguaggio.

Visto che le Buddleje hanno un aspetto piuttosto disordinato e spontaneo, ti viene in mente di accostare a queste un arbusto più elegante, ma non meno rustico e di facile manutenzione.

Stai pensando alla Spiraea e, nel caso specifico, a un ibrido.
Ma quale ibrido? E che cosa è un ibrido?

L’ibrido è il risultato di un incrocio tra piante appartenenti a varietà diverse, oppure appartenenti a specie diverse oppure, molto più raramente, appartenenti a generi diversi.

L’ibrido, in modo particolare in agricoltura, ha lo scopo di ottenere piante dal maggior vigore rispetto a quelle di partenza. Questo si riflette anche nel campo ornamentale, cioè il nostro, in cui abbiamo una vastissima offerta di piante diverse per forma e per colore.

Torniamo adesso alla nostra Spiraea e vediamo appunto un suo ibrido. Si tratta della Spiraea x vanhouttei.

La nomenclatura prevista utilizza per definire l’ibrido il corsivo, con un “per” non in corsivo che precede l’ibrido.

Si tratta di un simbolo di moltiplicazione, per cui si legge sempre “per”.

Per la precisone, nel caso in cui si tratti di un ibrido ottenuto dall’incrocio di piante di generi diversi, allora il “per” va posto, minuscolo e non corsivo, davanti al nome del genere.

Per fare un esempio, il x cupressocyparis leylandii si ottiene
dall’ibridazione di Cupressus macrocarpa e di Chamaecyparis nootkatensis.

E, dopo questo lungo discorso, eccola la nostra Spiraea x vanhouttei, un arbusto dal portamento elegante e molto rustico.

È una pianta decidua, con una copiosa fioritura primaverile, il cui nome “vanhouttei”, deriva da quello del botanico belga Louis Benoit Van Houtte.

La messa in tavola paesaggistica

Adesso che sai come scrivere i nomi delle piante, puoi provare a inserirli nel disegno per il parco.
Non è questo il corso che approfondisce come disegnare, ma puoi lo stesso mettere a frutto tutto quello che hai imparato.

Diciamo che l’impianto di una tavola paesaggistica prevede le stesse regole di una tavola architettonica.

Per cui devono essere sempre espresse le scelte del progettista, la scala e l’orientamento.

Vediamo adesso una tavola molto semplice in cui, però,già sono evidenti le intenzioni del progettista. Su questa tavola c’è tutto quel che serve quando il nostro interlocutore è il cliente.
E il cliente deve essere messo nelle condizioni di capire le tue idee e le tue scelte, in modo gradevole e senza troppo sforzo. 

Vediamo un po’ le tue decisioni rappresentate al meglio. Hai deciso di accostare due Celtis australis eriocarpa e, nel loro sottochioma, hai scelto di creare una spalliera di arbusti.

Dietro la Spirea x vanhouttei, poi, hai piantato la Buddleja davidii ‘Adonis blue’ e, davanti, la Buddleja davidii ‘Pink spread’.

Hai deciso questa disposizione degli arbusti per due motivi:

1) la tua conoscenza di forme, dimensioni, colori e stagioni di fioritura,
2) le tue idee personali di progettista.

Bene, rispetta sempre e comunque questo ordine, perché sei tu a dovere conoscere la natura.

Ogni volta, infatti, in cui le idee di progetto prevalgono, senza conoscere le piante che si stanno per utilizzare, è certo che la natura presenterà il conto, creando problemi in ogni fase del lavoro, ma, soprattutto nel corso del tempo.

La relazione come strumento di lavoro

Puoi completare il lavoro con una relazione, ti conviene.

Una relazione completa si compone di:

. un’analisi del contesto,
. una spiegazione del progetto,
. un elenco delle piante scelte a cui si aggiungono le caratteristiche e le fotografie,
. una pianificazione dei tempi di realizzazione,
. una pianificazione delle manutenzioni nel primo periodo dell’attecchimento e nel corso del primo anno,
. un preventivo di realizzazione,
. un preventivo di manutenzione annua.

Più sei preciso e dettagliato, più allontani la possibilità di fraintendimenti con il cliente.

In tutti i casi la relazione è un valido strumento contrattuale da fare firmare al cliente.