PROGETTAZIONE ECOLOGICA

03. II verde preesistente in cantiere

Il giardino del re

La progettazione del verde ha subito nel tempo una forte evoluzione.
Cambiano i committenti e cambia il tipo di verde richiesto a chi si occupa di fare i giardini.

Potremmo dire, in una battuta, che prima il committente era il re e che oggi il committente è il rondò alla francese, quello che noi chiamiamo più semplicemente “rotonda”.

È una battuta, l’ho detto.

Il verde, però, oggi ci costringe ad andare oltre l’idea che sia solo un simbolo di ricchezza e ci chiede sempre di più di pensare a un suo ruolo diffuso.

E poi c’è tutta l’urgenza ambientale in cui non mi addentro, ma che immagino interessi a te quanto a me, visto che stai facendo questo corso.

L’evoluzione ineluttabile

L’evoluzione è ineluttabile e interessante.
Il vento del cambiamento ci sorprende sempre, perché non possiamo controllarlo quanto crediamo. E così ci troviamo davanti a scenari nuovi, oppure a realtà che sono sempre state lì, ma di cui non ci siamo mai accorti prima.

Il nostro lavoro, quindi, può prendere questi cambiamenti come suggerimenti e opportunità, per cui può trarne un reale vantaggio.

Il verde che c’è già

Quando ti trovi davanti allo stato di fatto di un luogo che richiede il tuo intervento progettuale, ti conviene considerare come una risorsa il verde che c’è già e non pensare subito a fare piazza pulita.

Conviene considerare come interessante tutto il verde che dovrà “subire” il tuo progetto e, quindi, le tue decisioni.

Il verde che “viene da solo” ha molto da dire.

Si tratta di piante adatte al luogo in cui si trovano, in equilibrio con le altre specie esistenti, secondo un disegno naturale che porta allo sviluppo della biodiversità.

Come questa fondazione abbandonata in cui, malgrado un telo nero e impermeabile, la natura cresce, lignifica, sboccia e si moltiplica, rendendo a tutti noi un grande servizio: ci dice che cosa cresce in quel punto senza fatica.

Questo verde si sostiene da solo: guardiamolo con occhi nuovi.

I primi ragionamenti che conviene fare

Quando sei in cantiere considera che quelle piante:

  • offrono garanzia di attecchimento,
  • alcune rischiano di essere infestanti,
  • si sviluppano facilmente,
  • ce ne saranno altre identiche lì nei paraggi,
  • alcune avranno lunga vita, altre no.

Le prime decisioni da prendere

Visto che stiamo parlando di cambiamenti e di considerare il verde in modo nuovo, in cantiere ti troverai davanti ad alcune decisioni da prendere, vediamo un po’ quali sono.

  • Riconoscere le piante che ritieni interessanti e lasciarle lì dove già si trovano, togliendo solo ciò che non ti interessa e che è stato valutato non adatto.Il tuo progetto si adatterà quasi del tutto alla situazione già esistente.
  • Riconoscere le piante che ritieni interessanti, eliminarle e scegliere in vivaio le stesse essenze per poi piantarle in un altro punto del giardino che ritieni più adatto.Il progetto, considera le piante che si adattano in quel luogo, ma non deve adeguarsi al verde preesistente.
  • Riconoscere le essenze esistenti, eliminarle tutte e scegliere altre essenze con esigenze simili, ma esteticamente diverse.
  • Lasciare alcune piante che riconosci e aggiungerne altre con esigenze simili a completamento del tuo progetto che in parte si adatterà, ma seguirà comunque le tue idee.
  • Non considerare né riconoscere alcuna pianta esistente e radere al suolo tutto il verde, per piantare quello che si adatta al meglio alle tue idee.

La scelta migliore

Ti starai chiedendo quale è la scelta migliore, io, però, non riesco a risponderti.

Posso ancora ricordarti che le scelte che ti semplificano il lavoro sono quelle ecologiche e, quindi, economiche, perché:

  • all’inizio avrai pochi problemi di attecchimento,
  • all’inizio avrai già un effetto pronto, cioè almeno alcune delle piante saranno già grandi e il lavoro avrà da subito un suo carattere,
  • il verde piantato da te (che per forza di cose sarà composto da piante molto più piccole delle preesistenti) si noterà meno e non darà il tipico effetto sguarnito e un po’ squallido dei giardini completamente nuovi,
  • nel tempo avrai meno problemi di malattie delle piante,
  • il tuo lavoro sarà personale, legato alle richieste del cliente, ma soprattutto rispettoso delle esigenze della natura,
  • per esperienza ti dico che, più proverai a fare compromessi tra ciò che c’è e ciò che vuoi aggiungere, più ti accorgerai di quanto lavoro in meno farai, di quanti costi in meno genererai, di quanta soddisfazione avrai nel capire la natura su cui stai lavorando in cantiere.

Ti sarà sempre più difficile radere tutto al suolo.

Un esempio

A proposito di levare tutto e di rifare tutto da capo, ti faccio un esempio che vale più di tante parole. 

Nel caso tu stia decidendo di eliminare una camelia alta 300 cm e larga altrettanto, per metterne un’altra in un altro punto del giardino, sappi che in vivaio ne troverai una alta 150 cm e larga 70 cm.

Questo nel caso tu decida di spendere un po’, altrimenti sarà molto più contenuta.

Per avere una camelia a effetto pronto, dovrai spendere parecchio e sperare che il suo attecchimento non sia troppo problematico.

Questo discorso vale per tutte le piante e non solo per le camelie.

Adesso andiamo insieme in un vero giardino e proviamo a vedere che cosa significa fare le prime considerazioni e buttare giù le prime idee, tra piante preesistenti e richieste del cliente.

Un giardino da ricucire: le prime idee in cantiere.

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Si tratta di un giardino condominiale alle porte di Milano sud , ben accudito, con un vecchio impianto progettuale che risale alla fine degli anni Ottanta.

Le piante sono molto varie e ben scelte, per cui, anche a distanza di molti anni, si vede l’accuratezza dell’ottimo lavoro dell’agronomo che ancora regge benissimo.

La maggior parte del verde utilizzato è tipico di quel periodo, perché il verde segue le mode; qualcuno potrebbe, quindi, definirlo datato, ma non io.

Perché queste forsizie, questi ginepri, l’abbondanza di sempreverdi in generale, le magnolie e così via, secondo me, hanno un buon dialogo con l’edificio, grazie alle scelte compositive del progettista.

Perché non rispettarne la storia, seppure recente, e perché non rispettare il buon lavoro di chi ci ha preceduto?

L’architettura è semplice, ma ben disegnata, con un piano terra a pilotis (come direbbe Le Corbusier) che fa godere il giardino anche senza percorrerlo e le viste di edifici storici oltre il confine della proprietà.

Il cliente chiede che:

  • si riduca la quantità di piante che, nel frattempo, sono state aggiunte qui e là, fuori dal progetto iniziale,
  • si dia una svecchiata generale al verde non in buono stato, soprattutto ad alcuni vecchi alberi diventati pericolosi,
  • si risolva il verde attorno alle griglie di aerazione di cui si sta rifacendo l’impermeabilizzazione,
  • si contenga il costo delle manutenzioni, piuttosto alto, perché si devono fare molti sfalci di prato e potare alcune siepi in forma.

Ora, attraverso le foto successive, seguirai il mio ragionamento fatto in cantiere e riportato direttamente sulle foto.

Sono considerazioni e schizzi veloci, che mi danno la possibilità di non dimenticare nulla e di muovermi fra ciò che resta, ciò che va tolto e ciò che forse andrà aggiunto.
Visto che sono i miei documenti di cantiere e che badano solo ad andare al sodo, abbi pazienza se la resa estetica non è delle migliori.

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Attorno alle griglie di aerazione di cui è stata rifatta l’impermeabilizzazione, le piante sono state eliminate da chi ha fatto il lavoro.

Molto meglio, infatti io non metto mai piante attorno alle griglie per mascherarle, perché è il modo, secondo me, per metterle ancora più in evidenza.

Nella seconda foto, invece, c’è ancora questa striscia di Berberis che serve a nascondere le griglie. Se potesse parlare, direbbe: vieni a vedere che bella griglia c’è qui dietro!

Per questo motivo preferisco fare un buon prato, mettere arbusti che crescono in verticale, addirittura alberi, così che l’occhio sia distratto dall’orizzontalità della griglia.

Nel caso non ti avessi convinto, ho un altro asso nella manica: immagina quanta manutenzione richiedano gli arbusti con taglio geometrico che girano attorno alle griglie.

Immagina di doverli tagliare tu: dovrai rastrellare via dal prato ciò che hai potato, poi salirai (controvoglia) sulle griglie per potare la parte interna, pulirai le griglie come riesci e, infine, scenderai nel parcheggio per ripulire il pavimento da ciò che è caduto giù.

Chiudo dicendoti che le griglie di aerazione non possono essere ricoperte di rampicanti, né di strati di foglie abbandonate e che i cespugli sempreverdi perdono continuamente poche foglie durante tutto l’anno, mentre gli altri le perdono tutte insieme.

In ogni caso, massimo sforzo e minimo risultato.

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C’è una bella vista da questo punto del giardino verso l’esterno. Mi salta solo all’occhio un’altra siepe di Berberis che non ha a che vedere con il giardino originale e che ha più manutenzione del resto, per via della sua potatura geometrica. Penso di toglierla e di aggiungere una grande macchia gialla di Forsizie (come quelle gialle che già ci sono) al centro del prato.

Ecco perché.

  • le fotinie hanno una bassa manutenzione,
  • le fotinie vengono bene, visto che ce ne sono già altre in buona salute,
  • le fotinie ricuciono una parte del vecchio progetto con il piccolo rinnovamento che dipende da me: così non stravolgo l’idea originale,
  • le fotinie sono tipiche di quegli anni,
  • ripetere lo stesso arbusto in grande quantità, significa ottenere una fioritura molto scenografica
  • le fotinie costano poco.

Ci sono alberi molto vecchi e ho il dubbio che siano pericolosi…vanno valutati e, credo, eliminati. Se così fosse, penso che cercherò di sostituirli.

Dettagli da razionalizzare. Tolgo il nespolo, perché non è parte del giardino originale: toglie pregio alle belle magnolie lì vicino.

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È un piacere passeggiare al piano terra dell’edificio, dove si incontrano dei quadri naturali, come questo della prima foto.

Nelle foto successive c’è il mio pensiero: via i ginepri irrecuperabili, aggiunta di una striscia di sassi, oltre i quali della convallaria tappezzante fino alla griglia.

Questo significa spendere un po’ in tappezzanti prima, ma abbassare la manutenzione dopo, perché non c’è più il prato da sfalciare, ma solo un tappezzante sempreverde.

E significa anche “tirare fuori” la bellezza della magnolia, protagonista del quadro naturale. 

Ecco, queste sono le mie prime impressioni e idee.

Adesso ti porto in un altro cantiere, vediamo un po’.

Entriamo in un giardino incolto, un cantiere in cui si lavora per ristrutturare una villa.

In questo caso il giardino è uno spazio al servizio dell’impresa di costruzioni.

Il giardino-cantiere.

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Siamo sopra al lago di Como, ai margini del bosco.

Il cantiere edile è in piena attività e la natura, seppure rigogliosa, al momento non è protagonista: si sventra, si mette in piano, si depositano materiali, si costruiscono ampliamenti, giuste pendenze e strade carrabili di accesso. Lo vedrai bene scorrendo le foto.

In questo cantiere ciascuno ha il proprio ruolo, anche tu.

Ti conviene organizzare i tuoi sopralluoghi in modo da non intralciare il lavoro altrui.

Ti sarà utile accordarti con l’impresa e spiegare le tue necessità.

Vediamo, in una serie di passaggi, come ti conviene organizzare il tuo lavoro preliminare:

  • fai un primo sopralluogo in cui pensi quale verde vorresti tenere e quale eliminare,
  • incarica un agronomo di controllore lo stato di salute delle piante e del terreno,
  • una volta deciso quale verde andrà abbattuto e quale salvato, segna con un nastro colorato le piante che andranno rispettate da tutti, in modo che nessuno depositi vicino materiali pesanti o le rovini movimentando macchine,
  • a questo punto puoi iniziare a pensare a come realizzare il giardino tra piante esistenti e piante da aggiungere.

Ti faccio un esempio pratico.

So che ti farebbero gioco degli alberi già alti, perché danno corpo al tuo lavoro che, per forza, sarà fatto di piccole piante aggiunte. 

Ma non pensare di tenere questo pino, peraltro molto in vista rispetto all’abitazione, perché non tornerà mai ciò che era.

Gli sono stati tagliati i rami bassi per fare spazio, i suoi monconi sono utilizzati per reggere cavi, la terra e le sue radici sono compattate da bancali di mattoni forati. 

Se ti piace e ti piace la sua posizione, puoi metterne uno giovane che crescerà robusto.

Per evitare tutto questo, bisognerebbe entrare nella proprietà prima che inizi il cantiere edile.

Succede raramente, per cui questa situazione accade molto spesso. Nessuno ti impedisce, però, di proporre il ripristino del bosco che c’è alle spalle della casa, informandoti sulle piante che ci sono.

Sai già che sto per dirti che avresti molte garanzie di successo e che il verde crescerebbe robusto ed economico (poche malattie, poche manutenzioni).

I metodi di indagine sugli alberi

Ti dicevo che in cantiere conviene valutare lo stato di salute degli alberi, prima di prendere qualsiasi decisione. Per fare questo, ci sono vari strumenti di indagine, tra cui:

  • il dendrodensimetro che misura la resistenza dei tessuti legnosi,
  • il tomografo sonico che valuta se il legno è sano o malato,
  • il pulling test che simula la spinta del vento e misura la capacità di reazione delle radici.

Per utilizzare questi strumenti, leggere i risultati e definire lo stato di salute dell’albero è ovviamente necessario un professionista qualificato e specializzato.

Ti conviene spiegarlo chiaramente al cliente, in modo che capisca anche il costo che dovrà sostenere.

A proposito di questo, posso dirti che non si tratta mai di costi molto elevati e che, comunque, sono sicuramente la scelta più economica, perché prevengono gravi o gravissimi problemi futuri, ben più onerosi.