PROGETTAZIONE ECOLOGICA

04. Il prato a tutti i costi

Un prato che venga e resista

Spesso il prato è delegato al giardiniere: “Mettiamo un prato che venga e resista”.

Il giardiniere sa benissimo che non siamo nel paese dei prati, per un semplice motivo: il clima.

Poi possiamo pure dire che l’Italia ha un clima diverso ogni trenta chilometri e che questo è uno dei motivi della sua bellezza.

Sì, perché questa varietà di clima e di paesaggio in un territorio così piccolo crea una biodiversità tra le poche al mondo.

Tutto vero, ma resta il dato di fatto che, in generale, non c’è il più favorevole clima per seminare sempre un prato che “venga e resista”.

E così il giardiniere fa del suo meglio, a volte con buon successo, altre volte già sapendo quanto malcontento del cliente e quanta manutenzione si tirerà dietro la scelta ostinata di voler mettere un prato a tutti i costi.

Abbiamo, comunque, il solito sopralluogo in cantiere, quindi andiamo.

Il primo sopralluogo sotto ai nostri piedi

Quasi sempre, sotto ai nostri piedi, in cantiere, troviamo: 

  • il prato misto,
  • le radici consolidate dell’albero e le radici consolidate delle erbacee,
  • le larve.

Come puoi vedere dal disegno, tutte queste componenti contribuiscono a creare una situazione di equilibrio tra le parti e di autosufficienza.

Bisogna ammettere che l’opera dell’uomo non sembra particolarmente necessaria in questo contesto, no?

Ti lascio riflettere, ma so che hai l’urgenza di portare avanti il lavoro che ti è stato commissionato.

Che cosa comporta rifare un prato

Una delle prime richieste del cliente è il rifacimento del prato che, nell’immaginario umano, può essere solo all’inglese, di un verde omogeneo e senza altre presenze che non siamo fili d’erba sottili.

Vediamo che cosa succede quando rifacciamo il prato, partendo da una situazione di equilibrio come quella appena descritta.

Rivoltare la terra di sotto in su significa modificare l’equilibrio della vita che sta sotto terra.

Come puoi vedere nel disegno, le condizioni cambiano. Per esempio, l’ombra che prima non era un elemento di ostacolo, adesso può diventare un problema, perché non ci sono più solo radici consolidate, ma anche molte radici nuove, delicate, che devono ancora crescere.

Questo discorso non vuole impedirti di rifare il prato o di modificare l’equilibrio di ciò che c’era quando sei entrato in cantiere la prima volta. Vuole solo farti presente che, più modifichi, più devi fare attenzione a ciò che succede sulla distanza. I prati nel nostro paese non sono una faccenda semplice, quelli all’inglese sono perfetti quando beneficiano di costose e continue manutenzioni e sono lontani, diciamo così, dall’autosufficienza. E non solo quelli all’ingelse….

Noi, comunque, siamo qui per capire come rendere più ecologico e, quindi, economico il nostro lavoro, per cui cerchiamo insieme alcune soluzioni.

Rendere ornamentale un prato non rifatto

Che cosa succede quando si decide di non rifare un prato, ma di inserirlo in un giardino nuovo, appena risistemato?

Nel prato ci sono varie erbacee selvatiche da foraggio che si trovano lì, perché sono state piantate da qualche contadino anche molto tempo prima.

Sono molto diverse tra loro e non danno mai l’idea di compattezza del prato.

Difficile incorporarle in un nuovo giardino, meglio destinarle a zone secondarie, lontane dalla vista principale.

Puoi progettare un frutteto, un orto o a qualsiasi altra zona a carattere naturalistico dove puoi conservare il prato da foraggio che lì si adatta benissimo.

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Tra le erbe da foraggio ci sono anche le graminacee che sono quelle più ornamentali, perché, una volta sfalciate, sono molto compatte.

Negli ultimi anni, tra l’altro, l’uso delle graminacee si è molto diffuso proprio a scopo ornamentale, per cui è ancora più semplice adattare un prato di graminacee, se prevedi le graminacee anche ad arbusto.

Come si vede bene in queste foto, qui non stonano in mezzo a un verde molto ordinato, anzi, lo movimentano e lo alleggeriscono.

Ricorda che possono provocare allergie, per cui informati bene con il cliente e, se puoi, non avvicinarle troppo alle finestre dei locali di soggiorno e delle camere da letto.

Rifare un prato completamente

Come ti dicevo a inizio di questo capitolo, rifare un prato si può, ma conviene essere informati sulle sue esigenze e sul clima.

Siccome oggi c’è un’ampia scelta commerciale di sementi, ci si sente molto confortati, vediamo un po’ come muoverci tra queste offerte.

Lolium e Festuca si usano per il prato inglese di cui abbiamo già parlato. e che qui possiamo vedere in una foto. Richiedono concimazioni costanti, molte bagnature e un clima ben fresco e umido, diciamo un tipico clima inglese…

In Italia serve sempre un impianto di irrigazione, perché, senza bagnature, il prato se ne va.

Esistono poi molti miscugli, selezionati per le più diverse esigenze da quelle strettamente ornamentali a quelle a vocazione agricola e di allevamento.

Per cui si vendono prati da ombra, da sole, per parchi gioco, per climi rigidi, per piste da sci e così via: è quindi meglio che tu chieda al rivenditore e che tu ti faccia consigliare.

Oggi si sta diffondendo l’uso della Zoysia japonica che viene dall’Asia, dove il clima è piovoso, ma caldo.

Si usa infatti nei parchi pubblici, all’inglese, in Cina e in Giappone e oggi si inizia ad usare anche qui.

Pensaci bene: conviene che ci adattiamo al clima del nostro paese e anche ai cambiamenti climatici della Terra.

Io credo che, se vogliamo provare ad avere un approccio ecologico, ci convenga scendere a parecchi compromessi con la vegetazione.  E non c’è rammarico nelle mie parole, ma solo curiosità nei confronti dei nuovi orientamenti e delle nuove direzioni che potrà prendere il nostro lavoro.

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Qualche accorgimento, molte alternative

Quando progetti, quindi, puoi usare qualche accorgimento:

  • cerca di prevedere meno superficie a prato di quella che sei abituato a mettere,
  • nello stesso giardino, progetta zone a prato che siano belle, in vista, ben fruibili e aree con tappezzanti non calpestabili, con terra battuta, ghiaietto pacciamatura, aree ad arbusti, zone a bosco,…
  • fai scorrere questi schizzi, puoi notare che quello che potrebbe essere un impedimento, in realtà, è un modo per applicare la fantasia.

Per completezza, parliamo adesso del prato in zolla, un’alternativa, sempre più diffusa, alla semina del prato. Questo tipo di prato viene coltivato espressamente per essere venduto in rotoli, come fosse un tappeto.

Qui si vede la macchina zollatrice che “affetta” il prato disponibile.

Le essenze, al momento della vendita, hanno almeno nove mesi di vita e questo le rende mature e pronte all’attecchimento.

Tutta la filiera produttiva e commerciale è ormai piuttosto semplice e consolidata, questo ha permesso l’abbattimento dei costi, fino a qualche anno fa molto più alti rispetto al prato seminato.

Il lavoro della stesa non è particolarmente lungo, ma è delicato.

L’attecchimento dipende dalla stesa stessa e dalle precauzioni nei quindici giorni successivi in cui il prato va irrigato e non calpestato. In generale, rispetto al prato seminato, arriva all’attecchimento molto più in fretta e per questo motivo si ha un minore bisogno di acqua sulla distanza.

Il prato in zolla può essere posato anche su terreni scoscesi, se opportunamente fissato. Contribuisce, quindi, al consolidamento immediato del terreno stesso, cosa che non avviene con il prato tradizionale, perché i semi tendono a scivolare a valle. 

Anche il prato in zolla viene seminato con miscugli di sementi differenti, per cui ti è possibile scegliere le sue caratteristiche.

Diciamo che il prato in zolla, prima di tutto, offre la possibilità di ottenere un pronto effetto piuttosto spettacolare, perché, nell’arco di una giornata, compare un prato perfetto laddove, fino a poche ore, prima c’era un terreno brullo.

Per il resto, vale per il suo uso, ciò che vale per l’uso del prato seminato: prevedine sempre un po’ meno di quello che faresti d’abitudine.

Perché abbiamo sempre in testa il prato?

Sì, siamo noi che vogliamo il prato, molto più di quanto non si trovi in natura. Perché?

  • Perché questa è la nostra idea di progettazione paesaggistica (il giardino inglese iconico),
  • perché si pensa che il giardino è bello solo se c’è il prato,
  • perché il prato consente una maggiore fruizione del verde,
  • perché abbiamo le stesse idee del cliente,
  • perché spesso ignoriamo i rischi di questa scelta,
  • perché spesso ignoriamo le possibili alternative.

Adesso ti faccio qualche esempio pratico, sai che mi piace portarti in cantiere. Andiamo.

Le riflessioni che faremo in questo cantiere ti sembreranno un po’ bizzarre, in realtà cedono semplicemente il passo alla natura.

Un giardino che fa da sé.

Ti porto con me sulle Prealpi varesine, tra il lago Maggiore e il lago di Lugano, qui il clima non è temperato, perché siamo a circa 600 metri di altitudine, nel bosco.

Siamo al primo sopralluogo, in inverno.

Osserviamo il prato: è un prato misto, risultato di foraggi, semine e coltivazioni a vite nel tempo passato.

Ora è parte di un giardino privato e ha scopo ornamentale.

Non c’è l’impianto di irrigazione.

Situazione classica, in cui il prato non risulta mai bello, mai compatto, ma molto libero di essere ciò che è, senza particolari trattamenti.

A questo punto si possono prendere decisioni differenti a riguardo del prato che ci si trova davanti.

Considera il contesto in cui ti trovi e prova a prendere due decisioni diverse, in modo da poterne analizzare gli effetti.

 

1) Decidi di rifare il prato:

  • andrai incontro a costi notevoli, per cui ti conviene scendere a compromessi,
  • per cui rifai il prato solo nella zona di ingresso, lasciando il prato misto originario nei terrazzamenti già destinati a frutteto,
  • pensa a poche zone ben fruibili,
  • destina grandi zone a bosco e a frutteto,
  • copri le zone scoscese con tappezzanti per abbassare la manutenzione,
  • prevedi un impianto di irrigazione solo dove decidi di rifare il prato,
  • scegli con molta attenzione il miscuglio, in modo che si possa adattare al bosco intorno e possa esserne “contaminato” senza grandi problemi estetici/di manutenzione,
  • attento all’effetto artificiale in un contesto piuttosto naturale.

 

2) Decidi di non rifare il prato:

  • migliorane lo stato con interventi di cura non invasivi (arieggiamento, trasemina,…)
  • non prevedere l’impianto di irrigazione (minore numero di sfalci),
  • argomenta la tua scelta, difendendo il mantenimento di un risultato molto naturale che si fonde bene con il resto del bosco non di proprietà,
  • sfrutta la mancanza di un confine fisico: se non aggiungerai un confine naturale con un prato “più bello”, lo spazio privato risulterà più grande e parte del bosco.

 

Per quel che mi riguarda, non saprei dirti quale decisione è giusta e quale sbagliata, perché non c’è un unico modo di intendere il nostro lavoro.

Qui la situazione è molto diversa dalla precedente, vediamo quali scelte si sono fatte in cantiere.


Un giardino in ombra.

Siamo in quella zona di Milano dove possiamo visitare i resti romani del circo e delle terme, nei pressi di una basilica di origine paleocristiana. Immagina il tessuto urbano: fitto, con vie strette, umide, in forte ombra.

Questa è la vista da un appartamento che ha per giardino condominiale quello che stai per vedere.

Eccoci al primo sopralluogo, in avanzata primavera.

Il giardino interno è molto ombroso, chiuso tra edifici alti.

Il microclima è difficile, perché il luogo è asfittico, ombroso e umido.

Il prato è misto, frutto di alcuni tentativi di miglioramento non andati a buon fine.

Ad un esame risulta troppo concimato.

Al tatto risulta molto compatto, seppure si tratti di una zona non calpestabile, segno che non è stato accudito in modo corretto (per esempio, non è stato arieggiato).

La richiesta del cliente che è molto precisa: mantenere un livello alto di cura del giardino in cui c’è anche un discreto passaggio.

Proposte innovative non sono percorribili, perché il cliente ha idee tradizionali.

La decisione, quindi, comporta un lavoro di rifacimento totale del prato e la posa di un impianto di irrigazione che non c’è.

Queste rose filano alla ricerca del sole. Vanno tolte, perché non staranno mai bene in un punto così buio, ma sono anche un indicatore di quale prato sarà meglio mettere.

Il terreno viene lavorato e preparato alla semina di un miscuglio adatto alla forte ombra e all’umidità. Non si decide per il prato in zolla, perché giudicato troppo rischioso, in caso di difficoltà di attecchimento.

In questa foto il prato nuovo cresce, ma a fatica: lo si capisce mentre lo si rifà, lo si capisce eseguendo le manutenzioni successive. Sarà sempre una sfida mantenerlo in salute e evitare la formazione di muschio.

Il prato richiederà costanti irrigazioni e manutenzioni (diserbi, concimazioni, arieggiature, cure contro il muschio, sfalci).

Nel caso in cui vengano sospese le molte manutenzioni, il prato tornerà a essere sofferente.

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Spesso il verde riserva sorprese impossibili da controllare a tavolino, perché è vivo.

Per cui ti conviene preventivare qualche cambiamento in corsa, più che altro ti conviene adattarti alla natura e non sperare nel contrario.

Ti dicevo che questo prato farà sempre fatica e queste condizioni non si possono modificare: una volta migliorata la struttura del terreno e scelto il miscuglio migliore, altro da fare non c’è.

Nei bordi e nei ritagli la situazione è ancora più difficile e lì il prato proprio non cresce. Mi viene un’idea.

Insieme al giardiniere decido di aggiungere due tipi di tappezzanti che:

  • rifiniscono e chiudono in modo elegante,
  • garantiscono un maggiore attecchimento rispetto al prato,
  • rendono lo sfalcio più agevole.

I tappezzanti, come è ovvio, non sono calpestabili, ma qui nemmeno il prato lo è.

Potrei concludere dicendoti che ci conviene ragionare in modo nuovo, perché per chi fa giardini è più conveniente togliere il prato che metterlo.

So che è un discorso che mette in discussione abitudini molto consolidate, ma è anche interessante pensare a nuove possibilità. La nostra idea di giardino cambia…