PROGETTAZIONE ECOLOGICA

06. Il paesaggio agricolo

L’agricoltura è antica e contemporanea

Capisco che ti sembri strano sentire parlare di agricoltura.
Io penso, invece, che possa essere conveniente capirne il legame con i giardini.

L’agricoltura è un’attività umana antichissima che nei secoli ha raffinato tecniche e creato regole che si sono evolute nel tempo.

La tecnologia è ormai al suo servizio in modo indispensabile e questo l’aiuta nel suo fine economico di rendere le coltivazioni – qualunque esse siano – al meglio.

L’agricoltura in Formula Uno

Oggi si parla, infatti, di agricoltura e di florovivaismo di precisione.

Questo presuppone non solo investimenti economici in tecnologia da parte di grandi aziende agricole, ma anche da parte di piccole realtà.

Oggi il territorio viene mappato e la sua gestione è informatizzata.   

Le mappe che si basano sul sistema gps consentono, ad esempio, di conoscere:

  • la composizione del suolo punto per punto,
  • la corretta densità di trapianto o di semina per ogni singola area,
  • lo stato di salute di ogni coltura.

Tutto ciò razionalizza la produzione, fa risparmiare e aumenta la resa.

 

L’agricoltura di precisione può contare anche su altri strumenti sofisticati:

  • l’uso del drone che consente di percorrere l’intero campo coltivato segnalando lo stato di salute delle piante,  
  • l’irrigazione di precisione che permette di bagnare solo ciò che ha bisogno di acqua,
  • nuovi sistemi robotici che sostituiscono l’uomo nel diserbo e nella raccolta.

 

Queste innovazioni possono essere proficue per tutti:

grande impresa agricola, piccola impresa agricola familiare, florovivaismo e paesaggismo.

Perché anche il paesaggismo?

Perché l’agricoltura sperimenta tecnologie sui circuiti di Formula Uno, poi riadattabili al paesaggismo su strada ;-).

Passami questo discorso…automobilistico e facciamo un esempio.

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I carpini alla prova su strada

Le carpinate lombarde – costituite da lunghissimi filari di Carpinus betulus – sono state utilizzate in agricoltura per proteggere i campi coltivati dalle avversità climatiche, soprattutto dal vento, e per delimitare i confini di proprietà.

Sapendo che il carpino non perde le sue foglie in autunno, ma lo fa solo quando sono pronte quelle nuove a primavera, si assicurava l’effetto barriera nelle fredde campagne del nord Italia.

E dove è la prova su strada del paesaggismo?

Oggi il carpino si usa spesso a siepe, come elemento fortemente decorativo e schermante, nella progettazione dei giardini del nord Italia.

Nel caso tu stia facendo un giardino nelle pianure del nord Italia o sulle sue colline, sappi che del Carpinus betulus ti puoi fidare.

Non solo ti rassicura il fatto che sarà vivo e crescerà robusto, ma anche che stai rispettando un territorio, mettendo nel posto giusto una pianta che una grande tradizione alle sue spalle.

Qui, nelle due foto, puoi vedere come la piantagione a siepe del carpino venga da lontano e conservi un forte valore storico, paesaggistico ed estetico.

Diciamo che questo lungo discorso si può estendere a qualsiasi tecnica agricola, florovivaistica e forestale che risulti utile a scopo ornamentale.

La vigna paesaggista

L’agricoltura ha sempre da insegnare al paesaggismo, qui te lo mostro con il più classico degli esempi di paesaggio agricolo, la vigna.

Per farlo prendo a prestito le parole di un agronomo del settore vitivinicolo: Lorenzo Corino “Vigne, vino, vita: i miei pensieri naturali”, 2017.

“Gli agricoltori italiani sono stati impegnati per millenni a compiere sistemazioni idraulico-agrarie per evitare le linee di massima pendenza che incrementano la velocità delle acque piovane con dannosa perdita di terra. Questo imponente lavoro ha sagomato ogni regione e ne ha prodotto un paesaggio agrario di straordinaria bellezza”.

Vediamo in concreto che cosa significa questo.

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I filari, linee rotonde e linee rette

“Nel [caso del Piemonte] i filari seguono prevalentemente le curve di livello conferendo “linee rotonde” al paesaggio; nel [caso della Toscana] i filari seguono la massima pendenza collinare (….) con geometria da linea retta”. Questa ultima sistemazione è il risultato dell’abbattimento di muretti e terrazzamenti anche molto storici, nella logica della elevata efficienza colturale con la massima meccanizzazione”.

E ancora…

“(…) la massima efficienza colturale non può dimenticare vincoli idrogeologici e ambientali alterando il deflusso delle acque superficiali e di profondità ed esponendo i terreni a vistose perdite di fertilità.

(…) la terra e il governo delle acque meteoriche siano prima di tutto un patrimonio culturale antico (…)”.

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L’agricoltura e la bellezza

Chiudo questo discorso sull’agricoltura dicendoti che è parte del territorio e che questo lo pensano tutti. Anche un giardino è parte di un territorio e questa, invece, non è un’opinione altrettanto diffusa.

Il territorio italiano è tanto meravigliosamente complesso che anche le coltivazioni agricole possono ispirarci nel nostro lavoro, per cui ti suggerisco di guardarle bene, come guarderesti un quadro.

Quando entri in un nuovo cantiere, osservalo nel dettaglio, ma consideralo parte di un tutto: hai il privilegio di lavorare con una magnifica biodiversità.