Parigi, un terrazzo e il bambù: semplice!

 di Alessandra Corradini
 20 settembre 2019

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I libri scadono come il latte fresco

Da un po’ di tempo penso che non abbia più senso per me comprare in formato cartaceo libri che hanno in sé il concetto di scadenza rapida, ad esempio libri su questioni prettamente tecniche o tecnolgiche: la loro durata si avvicina sempre di più a quella del latte fresco.

Questi per me sono diventati acquisti digitali e, insieme a loro, alcuni libri di verde che per vari motivi non considero necessario avere di carta. 

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Cambio di rotta

In alcuni casi, però, la carta mi sembra fondamentale.
Non ho particolari nostalgie, perché penso che progredire significhi anche rinunciare a qualcosa pur di vedere che cosa siamo e saremo in grado di inventarci: in poche parole mi interessa molto il futuro, a patto di non dimenticare nulla del passato. E’ pensando questo che la mia rotta si è modificata.

Oggi, infatti, mi piace acquistare vecchi libri di giardinaggio e sulla progettazione dei giardini: vecchi vecchi, eh. Non sono ancora agli antichi, ma magari ci arriverò. E quindi la ricerca si fa difficile e piacevole. Difficile, perché non ho un preciso bisogno e quindi mi muovo del tutto a istinto, perdendo tempo o prendendo tempo. Piacevole, perché quando trovo un libro che non cercavo e di cui non avevo bisogno è una grande soddisfazione.

Grande soddisfazione

La soddisfazione è data dal fatto che, leggendolo, mi venga un’idea.
Vedo suggerimenti di giardinaggio o di progettazione che riportano all’attualità, la suggeriscono e la risolvono.
A questo spesso si aggiunge la grazia di…quelcertomodo che non ci possiamo più permettere: lavorare lentamente, con alta qualità di materiali e con largo impiego di manodopera.

Per cui è facile rimanere incantati da foto sui cui pixel non giurerei, ma che mi insegnano e mi sfidano ad adattare ciò che ho visto alle esigenze contemporanee. 

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Il giardino signorile

Questo discorso per arrivare a dire che ho scovato un libro il cui titolo è già un programma: “Il giardino signorile”, Görlich Editore, Milano, 1964.
Il libro è tedesco e la prima edizione è del 1962. Una raccolta di progetti e realizzazioni a cura di Elisabeth Schuler, con revisione italiana di Gigliola Magrini (!) e consulenza botanica di Marco Marro. 

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Il terrazzo di bambù

Nel libro ci sono giardini di tutto il “vasto mondo”, così dice l’indice, e alcuni terrazzi. Li scorro velocemente e trovo un terrazzo interamente rivestito in bambù.

Diciamo pure che chi fa il mio mestiere sa bene che il bambù negli ultimi anni ha creato diversi problemi.

Vivo, nei vasi di materiali leggeri o inadatti, ha fatto capire quanto è forte, spesso rompendoli o deformandoli.
Secco, in canne piccole, grosse, verdi, gialle, striate, di plastica, ha letteralmente invaso, con il suo linguaggio ridotto all’esotico-facile, ogni possibile arredo, locale pubblico e spazio privato. Insomma, lo abbiamo fuori dagli occhi.

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Il terrazzo semplice

Eppure questo terrazzo dei primi anni Sessanta non mi ha fatto venire voglia di cambiare pagina: perché?  Perché è semplice e io lo trovo pure contemporaneo..

Il bambù è usato in un modo che oserei definire a basso costo, sicuramente a basso impatto, cioè come una pianta invadente che non invade.

Eccolo, assai robusto e durevole, usato come pannello a nascondere i vasi di rododendro, usato come rivestimento del parapetto del terrazzo e usato per chiudere alla vista un lato del terrazzo evidentemente ritenuto troppo aperto ed esposto.

Photo by Paesaggiostudio

Il pergolato 

A questo si aggiunge un pergolato sempre in bambù, leggero per forma e proporzione e completa il tutto un gioco geometrico di canne che vanno verso il cielo e servono a chiudere un po’, ma non poi troppo. Punto. Finito. 

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Madame Carita e l’eco-friendly

Non so chi di chi sia l’idea di questo terrazzo: il libro parla di Madame Rosy Carita che, dopo essermi documentata un po’, ho capito essere stata a capo del famoso e omonimo marchio di bellezza insieme alla sorella.
Partite in sordina da Tolosa negli anni Trenta e arrivate a scalare Rue du Faubourg Saint-Honoré a Parigi.
Non so se è l’autrice del terrazzo o la proprietaria del terrazzo.

Resta il fatto che a madame una cosa va detta: questo è un terrazzo eco-friendly, sostenibile, riciclabile, facilmente rimovibile, smaltibile e, a quanto sembra, plastic free. 

Madame, la ringrazio per la lezione.

Si sa che le lezioni semplici sono le più efficaci, per cui immagino scopiazzerò le proporzioni non appena mi tornerà utile.

E la citerò al mio corso sui terrazzi, senza dubbio.

La fonte fotografica potrebbe essere:
Alexandre Choura o Holmes Lebel o Serge Lido o Maison et jardin, sono a disposizione per precisazioni e correzioni.