I tetti verdi oggi

 di Alessandra Corradini
 22 maggio 2019

La questione del soil sealing

Un giorno ho per caso letto un articolo che trattava di soil sealing e nemmeno avevo idea di che cosa si trattasse. Poi ho cercato nel web, quindi ho letto qualche pubblicazione, poi un libro e poi un altro ancora.
È così che ho iniziato a ragionare nel mio lavoro da un altro punto di vista:
come si fa a parlare di progettazione e realizzazione di verde senza tenere conto del fatto che abbiamo sigillato il suolo sul quale camminiamo? Sì, perché per soil sealing si intende proprio questo: la sigillatura del suolo.

Contrastare l’urbanizzazione con la vegetazione

Come abbiamo fatto ad arrivare fino a questo punto? Urbanizzando il territorio: costruire case, industrie e strade ha reso impermeabile il terreno.
Sarebbe stata pure una conseguenza facilmente prevedibile, ma per molti decenni non ci si è occupati di che cosa sarebbe accaduto. E ora siamo a parlare di alluvioni e di come ridurre le acque superficiali i tutti i casi in cui sono in eccesso; oggi basta una pioggia intensa perché si parli di stato di allerta, di allarme, di piano di evacuazione.
La soluzione non è facile. Diciamo che chi fa il mio lavoro ha il dovere di studiare, di trovare strade (non asfaltate) nuove e di tentare alternative.
Sì, perché ogni luogo in cui sia presente la vegetazione contrasta la presenza di inquinanti, ma anche l’impermeabilizzazione del suolo. 
Tutto ciò certamente succede a terra, ma anche su un tetto: se vuoi approfondire meglio l’argomento, puoi cliccare qui.

La tradizione dei tetti verdi

La tradizione dei tetti verdi è antica. Possiamo attingere dal passato e dalle esperienze di chi faceva dei tetti verdi una necessità per sopravvivere, come ad esempio succedeva nelle Turf house islandesi, abitazioni (e non solo) molto economiche, letteralmente ricoperte di torba (turf), costruite per difendersi dal freddo e dalle intemperie.

Tetto verde in opera o conversione di un tetto tradizionale?

Nel tempo le tecniche di costruzione dei tetti verdi si sono molto raffinate e anche l’Italia vanta aziende che producono sistemi per posa in opera o per trasformare un tetto tradizionale in un tetto verde. I due casi, ovviamente, presuppongono approcci molto diversi tra loro, per i quali è necessario consultare professionisti specializzati.

Verde pensile estensivo o intensivo?

C’è pure un’altra questione che trovo interessante e che presuppone un’altra sfida tra l’uomo e la natura, oltre a quella di predisporre tecnicamente un edificio ad ospitare la vegetazione: la scelta della vegetazione. Non è cosa da poco scegliere le piante adatte a vivere bene in luoghi tanto artificiali quanto lo sono gli edifici moderni e contemporanei. Ecco perché chi progetta un tetto verde che sia in opera o convertito deve scegliere se utilizzare un sistema a verde pensile estensivo o intensivo.
La differenza è notevole, perché in un caso la manutenzione è ridotta al minimo, con una ristretta scelta di piante in grado di sopravvivere con pochissime cure e non necessariamente è previsto un impianto di irrigazione (verde estensivo); mentre nell’altro caso si tratta di veri e propri giardini pensili, per i quali si prevede una manutenzione frequente, l’installazione di un impianto di irrigazione e un’ampia scelta di specie vegetali (verde intensivo).

Il futuro

Tra problemi e sfide, possiamo dire che il futuro è dei tetti verdi: ce lo chiedono la sostenibilità e la visione di una progettazione architettonica sempre più vicina alle tematiche ambientali.

Un simbolo

Il tetto verde, qualunque siano le sue caratteristiche, oggi deve essere inteso come uno strumento in grado di esprimere la progettazione tanto quanto lo sono gli edifici che al nostro occhio appaiono più consueti. Questo museo cinese che commemora il terremoto del 2008 nella contea di Wenchuan rappresenta la lacerazione del terreno e quella interiore dei sopravvissuti: con quale altra tecnica costruttiva l’architetto Cai Yongjie avrebbe potuto esprimersi meglio? 

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