Il verde verticale in una residenza al lago.
Workshop luglio 2019.

Pubblicazione dei progetti e delle attività del workshop di formazione
tenutosi a Milano in data 04.07.2019.

DATA DI PUBBLICAZIONE
10.07.2019

AUTORI E CONTRIBUTORI

ALESSANDRA CORRADINI

NADIA CASTELLI. Ordine architetti MILANO. Matricola 5953.
ANDREA FRAGNITO. Ordine architetti di MILANO. Matricola 14351.
FRANCESCO CHIOFALO. Ordine architetti di BERGAMO. Matricola 2673.
MASSIMILIANO MASSERANO. Ordine architetti di BIELLA. Matricola 257.
PIETRO GIOVANNI PEDRANZINI. Ordine architetti di SONDRIO. Matricola 268.

DORIS SERRANO
GIOVANNI MAFFIOLETTI

REALIZZAZIONE EDITORIALE
PARFORMA. Paesaggio ARchitettura FORMAzione.

CODICE ISBN E-BOOK
978-88-32225-35-8

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Progettare il verde verticale è come progettare un giardino: bisogna conoscere il contesto.

Qui siamo affacciata su uno dei grandi laghi del nord Italia.
Il clima è temperato, ma gli inverni possono essere rigidi.

L’esposizione è quella che si vede nell’immagine qui sopra.
L’affaccio principale dell’edifico è rivolto a sud.

La facciata principale rivolta a sud prevede, oltre all’ingresso, una zona per prendere il sole e una zona pranzo con la vista sul lago.

Sulle sponde del lago ci sono dei tipici salici piangenti (Salyx babilonica) che hanno bisogno di sentire da vicino la presenza dell’acqua.
Il frusciare delle sue foglie fa rientrare il salice tra quelle piante che calmano e rilassano il nostro cervello, grazie a quella caratteristica che viene bene definita dal termine inglese “rustlingtrees”.

A sinistra dell’immagine si trova un gruppo di Buddleje (Buddleja davidii) che resiste bene alle estati calde e al freddo dell’inverno.
La Buddleja è un arbusto piuttosto rustico che cresce in fretta, è semipersistente o spogliante e si riempie di fiori viola, bianchi o rosa a forma di pannocchia che attraggono molte farfalle, al punto che la pianta viene chiamata “albero delle farfalle”.

Questa vista da nord mostra le due pareti grigie e cieche su cui si andrà a progettare e a realizzare il verde verticale.

Ecco la prima parete: un rettangolo rivolto a est ai piedi del quale si trova una pavimentazione in pietra.

Per poter allestire una parete verde, in alcuni casi è necessario che il rampicante abbia un tutore in grado di farlo salire. La necessità del tutore è data dal tipo di rampicante: alcuni si arrampicano da soli, altri devono essere sostenuti e legati.

In questo caso si pensa di allestire la parete con un rampicante che richieda un sostegno e qui funziona benissimo una rete elettrosaldata, montata su tutta la superficie.

Eccola la rete nel dettaglio: staccata da muro quel tanto che basta a ossigenare le piante e a legarle facilmente.

Certo, c’è la parete e c’è il sostegno, ma senza una tasca di terra al piede del muro non sarà possibile che il verde ricopra tutta la parete!

Ecco finalmente il falso gelsomino (Trachelospermum jasminoides) che può agevolmente inverdire tutta la superficie. Il falso gelsomino è un sempreverde vigoroso che ha bisogno di legature per arrampicare.

Sta bene al fresco, con alternanza di sole e di ombra: in questo modo garantirà una copiosa e profumata fioritura.

Un modo semplice per ricoprire la tasca di terra al piede del muro è quello di utilizzare lo stesso rampicante. Basterà lasciare cadere per terra qualche ramo: il falso gelsomino da rampicante si trasformerà in tappezzante.

L’operazione richiederà pochissimo lavoro e nessun costo in più.

In generale, la manutenzione della parete sarà semplice: si tratterà di legare e condurre il rampicante. Poi si conterrà la crescita con qualche potatura.

Questa è la parete nord in tutta la sua lunghezza: un’ampia superficie rivolta a nord e affacciata sulle Prealpi. Anche qui si è provveduto a creare una vasca di terra per l’impianto del rampicante.
Scelto il rampicante, si è deciso di non cerare un supporto, perché non ce ne sarà bisogno.

Ecco un’edera a foglia larga (Hedera helix) che si arrampica in autonomia e che presto ricoprirà vigorosamente il muro.

L’edera è sempreverde, robusta e si ammala difficilmente, ma ha un difetto: è un po’ noiosa, sempre uguale a sé stessa in tutte le stagioni. Fatta forse eccezione per i suoi piccoli frutti neri, ma non poi così visibili.

Visto che la facciata è a nord e non si vuole rischiare, si può aggiungere un’altra edera a foglia larga, ma questa volta variegata: basta scegliere tra le tante varietà e le nuove cultivar.

Questo rompe la monotonia e rende il muro rischiarato dalle foglie screziate.

Ora si lavora sulla tasca di terra al piede.

Per rendere ancora più movimentato l’insieme, si decide di aggiungere alcune felci (Dryopteris affinis): si tratta di piante semipersistenti, bisognose di terreno umido e fresco.

Per aggiungere un effetto di colore e interrompere la monotonia, si prevedono alcune begonie (Begonia grandis ‘Evansiana’). Spariscono durante l’inverno, ma tornano in primavera, fioriscono tra giugno e settembre, bisognose di terreno umido e ombroso. 

In questa immagine d’insieme è tutto esclusivamente verde: piacevole, ma monotono.

La stessa immagine in cui basta poco per rompere la noia: alcune foglie colorate di begonia in attesa della loro bella ed elegante fioritura.